sabato 7 febbraio 2015

Le cose che ci siamo insegnati

Ciao piccolo, oggi diventi un poco più grande.

Compi tre anni, e stai viaggiando come un treno in corsa. Una bella corsa, devo dire.
Per questo tuo compleanno ho deciso di tornare a scrivere, a scriverti...sperando che un giorno leggerai questa mole di parole che mi lascio dietro, tra computer e Moleskine...

Per questo giro, ho pensato di fare un elenco delle cose che ci siamo insegnati.
Già, perché avere 37 anni d'età di differenza può essere un bel vantaggio (magari ne riparliamo tra 15...), in ciò che si vede, sente, dice (e non dice!).

Direi che la prima cosa che mi hai insegnato è il classico stupore per le cose più piccole di cui parlano tanti genitori: io cerco di recuperarne un po' da te e ti dico spesso "Ehi, fuori c'è il mondo che ti aspetta!".
Ma intanto raggiungere da solo il muretto dove hai lasciato il tuo pupazzetto Vinicio, non è male...

Mi hai insegnato come si ride di gusto, di pancia, con tutto il corpo. Io me lo son dimenticato da un pezzo, però cerco di insegnarti a ridere di ogni cosa..

Ti ho insegnato che "se sarai carino con gli altri, loro lo saranno con te"...tu fai finta di non averlo capito, e intanto mi hai insegnato che è impossibile non esserlo ;-)

Mi hai insegnato che c'è il "mandarino" e il "mandarone", e io quando giochiamo mi ritrovo ad inventare storie poco plausibili...

Cerco di insegnarti che alla gente piacciono le coccole (molto più delle botte) e tu hai imparato a sciogliermi con un bacio della buona notte o con uno dei tuoi abbracci improvvisi che mi spettinano il cuore.
Il fatto che tu sia diventato un bambino normale ma speciale, mi ha insegnato che nei momenti difficili può esser sufficiente tenere botta. E aspettare giorni migliori.
Io cerco di insegnarti che se una cosa non ti riesce o non ti piace, lo puoi dire.

Mi hai insegnato che c'è un'amica a cui si  può dare la colpa delle cose brutte ("La Gugù!"), e io spero ti insegnerò che si può dare un nome alle cose brutte.

Mi hai mostrato parti di me che non mi piacciono e che un poco temo, anche se evidenzi sempre le mie parti migliori.
Io ti ho insegnato che si può chiedere scusa.

Spero di insegnarti la splendida complessità che c'è in giro per il mondo, anche se tu mi dimostri che il salotto di casa può essere il mondo intero (e ci credo, con i Lego, la fattoria con gli animali, un treno, la carta da parati a fiori e un divano viola!).

Mi hai insegnato che dove si sta in due, si può stare anche in tre.
Io stamattina ti mostravo come nella casetta che abbiamo costruito assieme, fossero benvenuti tutti, pure il leone un poco antisociale...

Mi hai insegnato che bisogna avere pazienza coi bambini...ma non più pazienza di quella che già si aveva prima...una pazienza proprio diversa.
E pazienza, se la si perde...

Cerco di insegnarti a non aver paura di quando ci separiamo. Tu mi hai insegnato che non è mica facile come dirlo: quando mi allontano per qualche giorno da te e mamma...sento un tale dolore!

Mi hai insegnato, che tra una cinquantina di bolidi, camion, pompieri, polizia ecc., la tua macchinina preferita è quella bianca e anonima. Ti ho insegnato che possiamo avere gusti diversi ;-)

Ti ho insegnato la differenza tra la tromba, il flauto e il sax. Mi hai insegnato che non è fondamentale a tre anni.
E forse neppure dopo.

Mi hai insegnato che si può chiamare l'uomo ragno "Pantofolo", senza apparente motivazione e fregandosene alla grande. Io ti ho insegnato che, nel farlo, è meglio limitarsi ai supereroi.

Mi hai insegnato che è vero che esistono un sacco di giocattoli più o meno belli, ma niente è come saltare sulle costole del tuo papà.
Io ho provato, senza successo, ad insegnarti che esistono giochi più interessanti...

Sto cercando di insegnarti la generosità. Tu pure.

Beh, che dire, questa lista potrebbe andare avanti per ore..son davvero tante le cose più o meno serie..e siamo assieme da soli tre anni!

A occhio, la corsa del treno sarà davvero una roba interessante...

Auguri Arturino







sabato 9 febbraio 2013

To be or not to be (there)

Oggi fai un anno, un anno che sei qui.
Un anno di te.

E' un anno che ci sei, e che noi ci siamo per te.
Ci svegliamo con te (preferendo, di gran lunga, farlo alla mattina...), pranziamo con te (a cena, tregua per mamma e papà) e ti mettiamo a letto, accompagnandoti verso il sonno.
Ero convinto di esserci sempre, per te...anche andando al lavoro mi dicevo "vabbè, poi torno, con buona pace di Mr. Bowlby.." (a proposito, che meraviglia entrare in casa dopo una giornata di lavoro pesante e vedere la tua felicità nel rivedermi: a volte guardi mamma e scoppi a ridere, altre mi guardi per un attimo e mi allunghi un gioco che hai in mano in quel momento, altre ancora fai un impercettibile molleggiamento sulle ginocchia e mi gattoni incontro...e io mi scordo della giornataccia..).

Insomma, ci siamo l'uno per l'altro (e tutti e due per la mamma!).

Però un paio di giorni fa è successo qualcosa: tornato dal lavoro stavam giocando assieme e mamma mi ha raccontato che avevi fatto (abbozzato, ok...) i primi due passi. WOW 2 PASSI!! (prima reazione) Peccato però (seconda reazione) ero al lavoro e non c'ero per i tuoi primi passi (si, lo so che potrò omologare il tutto nel weekend...).
Però questo doppio sentimento mi ha fatto pensare a quante cose ho vissuto di/con te e quante me ne perderò.
E nel pensare, chessò, all'adolescenza e ad esperienze che farai e che deciderai di non condividere (ci conto, eh!)...ho provato una sensazione strana, un pò sorda, a cui non so dare per ora un nome.
L'unica cosa che posso tentare di prometterti, ma soprattutto promettermi, è che proverò ad esserci anche allora, inventandomi (magari chiederò aiuto alla mamma!!) qualche ennesimo cambiamento di prospettiva.
Riuscirò ad esserci, senza esserci? ;-)
Pensa che viaggi si fa il tuo papà per il tuo primo compleanno...ci vediamo più tardi..che a festeggiare il tuo compleanno, non mancherei per nulla al mondo!
Bacio
Papà.

giovedì 18 ottobre 2012

Le pieghe della vita.




 


Da qualche tempo, abbiamo iniziato a dare un biberon di latte ad Arturo ogni sera intorno alle 23.
E' uno dei tentativi messi in atto per provare a farlo (notare il pronome) dormire meglio la notte. Abbiam seguito il consiglio della pediatra (e di Paola) e le cose sono in effetti un pò migliorate.
Ma non è questo il punto, il punto è un pensiero fatto l'altra notte con lui in grembo tutto addormentato dopo "la spaghettata di mezzanotte".
Era (ed è) una sensazione meravigliosa averlo che dorme in braccio per quei 5 minuti prima di rimetterlo giù (voi vi rimettereste a letto, subito dopo una spaghettata di mezzanotte?!?); un cucciolotto bello tranquillo e inerme, con quel suo respiro da nasino piccolo piccolo e forse un pò chiuso...
Insomma, mi stavo godendo quei 5 minuti quando ho pensato a due cose: la felicità e gli aspetti culturali legati ad avere figli. Nientepopodimeno, commenterete. Andiamo con ordine..

La sequenza è stata questa: "Dio, che bella sensazione, non conoscevo questa parte di me"..poi ho pensato a quando, rispondendo ad un amico su cosa avessi imparato dall'esser diventato padre, dissi "Ad aver pazienza...ma non ad averne di più, ad averne di un altro tipo..che prima non avevo".
Quindi ho pensato: avere figli ti dà la possibilità di scoprire parti di te che semplicemente (attenzione perchè questa parola è importante per il prosieguo del ragionamento...) non incontreresti mai nella vita non avendone.
E fin qui, il concetto non è nuovo...

Poi però ho pensato: "Si, ma quante cose (leggasi parti di me) io non conoscerò mai perché non faccio (altre) esperienze forti nella vita?" (Attenzione, sgancio la bomba) "Avere un figlio, può aver lo stesso impatto nella vita di un viaggio (vero, ben fatto, di quelli che magari ci si ferma lì...) in India...". La spiritualità, per dirne una, con tutta la sua portata, uno che ha 3/4 figli può anche non sfiorarla mai nella vita. E viver contento. Idem, almeno questa è la mia convinzione, quella dolcezza potente che provo nel tenermi Arturo che dorme addosso.

L'importante è esser felici e sentirsi "pieni"...poi come ognuno lo faccia, secondo me conta poco.
Lo dico perché avverto sempre questo macigno culturale (non parlo delle sofferenze reali di chi cerca e non trova...) qui in Italia dell'avere figli come realizzazione di sè. E la relazione con la paura (che ho provato pure io, sia chiaro...) di non averne mai..
Secondo me è un pò una bufala, la Felicità è roba assai più complessa...che si nutre di tante cose.
Qualche anno fa, io e Vi eravamo a Novara...stavamo assieme da qualcosa tipo 12 anni, avevamo un lavoro, ci eravamo sposati e molti si saran chiesti "Cosa aspettano a fare figli?".
Le possibilità che sembravamo avere erano due: fare un figlio oppure no.
Scegliemmo la terza possibilità: andammo a Berlino in cerca di felicità.

martedì 7 agosto 2012

Le 5 cose

Ciao Arturo, come stai?

Non in questo momento che scrivo, perchè lo so (sei reduce dalla  prima febbricina della tua vita...chiedere, voci di corridoio false e tendenziose, alla cuginetta Claudia per info...), ma adesso che leggi queste righe...che hai...boh, chissà quanti anni avrai quando leggerai (se leggerai) le cose che ti scrivo...

Senti, ti scrivo perchè oggi compi mezz'anno e lo sai che mi piace festeggiare raccontandoti qualcosa di te, di noi, in questo tuo primo pezzo di vita.

Come saprai (invecchiando non sarò certo potuto migliorare) la sintesi non è il dono di tuo papà, per cui ho deciso di raccontarti le cose per punti. Diciamo 5.

All'inizio avevo pensato di scriverti le 5 cose che mi piacciono di più di te, poi ho pensato che rischiavo di esser troppo sdolcinato (e pure un pò forzato, perchè con te non è che sian tutte rose e fiori!) e allora ho pensato di aggiungere le 5 cose che....ehm...diciamo...mi piacciono un pochino meno (ma poco poco, non preoccuparti troppo!)...che se tu decidessi di cambiarle un pò...ecco...diciamo...che non mi strapperei i (pochi) capelli.

Infine, ho deciso di aggiungerne altri 5.

Iniziamo.

Le 5 cose di Arturo a 6 mesi che mi mandano in brodo di giuggiole (come direbbe nonna Chiara):

  1. Adoro venire in camera a darti il Buongiorno quando ti svegli. Mi guardi, sgrani un pò gli occhi nella penombra e partono a mulinello braccia e gambe in sincrono, con un sorriso che ti riempie la faccia. E riempie pure la mia.
  2. Restando al risveglio, ultimamente abbiamo un nostro rito: tu (dopo l'entusiasmo di cui sopra) inizi ad agitarti un pò perchè hai fame...(di latte, di relazioni, della giornata che verrà) e allora io ti appoggio il palmo della mano sul petto...tu pian piano ti calmi e appoggi le tue mani sulla mia. Dura un attimo, ma è proprio bello.
  3. Sei fantastico quando inizi a sorridere con un accenno di bocca, un sopracciglio (il sinistro, di solito)...è un attimo di contagiosa simpatia! E infatti mi piace un sacco quando sei dolce con qualcun altro: i nonni, gli zii, gli amici...non so spiegare ma è come se fossi felicemente orgoglioso che tu renda, per un istante, felici le persone.
  4. E a proposito di allegria...mi fanno impazzire le risate che ti strappo ogni tanto(ultimamente ci arrivo solo al termine di una session di pernacchie che partono dai polpacci e terminano dietro al collo...). Intendiamoci: non quella risatina del bambinetto, un pò gigiona che si dà agli adulti per metterli in pace e liberarsene, intendo quella vera, incontrollabile e incontrollata!
  5. Mi commuovo quando siamo noi tre, e ci son momenti in cui ci guardiamo, ci sorridiamo, ci vogliamo bene.
Zucchero finito, baby...ecco le 5 cose che...vabbè, hai capito.
  1. Le notti con le sveglie in doppia cifra, quelle che io fin dai tempi berlinesi definii la "cura Guantanamo". Vero che a breve non le farai più? ;-)
  2. Le tue giornate storte, quelle in cui riempi le ore con il tuo verso di cui hai il copyright: un "Muuuhee" gutturale che sfiancherebbe anche Gandhi nella fase più convinta.
  3. La tua imprevedibilità...intendiamoci, sei un bimbo di sei mesi...però almeno due giorni di fila "simili", farebbero tirare il fiato a tutti quani, sai?
  4. Il fatto che tu abbia preso un pò troppo alla lettera la mia richiesta di qualche mese fa "Arturo, non  esser pigro nella vita, tutto (o quasi) ma non pigro, ok?". Se me ne stessi zitto, ogni tanto...
  5. Il tuo ritmo circadiano: mal si concilia con la vita sociale notturna (oibò, diciam serale) che tanto piace(va) al papà. Ma qui possiamo lavorarci...
Come vedi, nulla di grave (e confido che, nel frattempo, tu sia ampiamente migliorato...almeno nella maggior parte di esse!) e comunque niente che tu non possa recuperare soddisfacendo, da grande, il tuo impagabile desiderio di conoscere le tue radici, trasferendoti a vivere a Berlino e portando il tuo vecchio con te.

E ora le ultime 5, le più temibili...ovvero quelle in cui (a mio insindacabile giudizio) mi assomigli. O ci assomigliamo, scegli tu chi ha deciso di copiare l'altro.

  1. La forma della testa e le orecchie. Decisamente Terazzi, sorry. Un popolo in trepida attesa aspetta di valutare il tuo arco plantare..
  2. Le giornate storte in cui anch'io riempio le ore con il mio lamento, che risulta appena più elaborato del tuo, ma altrettanto fastidioso (chiedere a mamma..)
  3. Appari curioso, ti ringrazio di cuore.
  4. Berlino è e sarà in qualche modo per sempre nelle nostre vite. Quando mi chiedono (e ti chiederanno) "nato il..?" è tutto ok, ma quando passano al "nato a...?" ammetto che mi si gonfia un pò il petto...)
  5. La mancanza di costanza. Ma, si dice in giro, tu avresti ampi margini di miglioramento.
Ecco qui...queste cose valgono oggi, 7 Agosto 2012 in cui compi 6 mesi. 
Chissà quando leggerai queste righe.
O il mese prossimo, la settimana prossima, domani.

Alla prossima, Arturo, un bacio da papà.

giovedì 7 giugno 2012

Tutti e tre.


























Ciao Arturo, oggi compi 4 mesi.

“I miei primi 4 mesi”, potesti urlare (cosa che ti riesce bene!) al mondo, se solo sapessi parlare (cosa che ti riesce meno bene..).
Tutti, nel fatidico e difficile primo mese, si affrettavano a consolarci dicendoci “Vedrete, tenete duro fino al terzo mese, poi le cose cambieranno molto!”. Altri, però, dicevano “Fino al sesto mese, e poi…”, altri ancora (è stato l’inizio della scoperta che nel campo infantile ognuno ha la sua teoria perfetta..) “dai, un annetto e si scavalla”. 
Tra questi, il tuo stratenero e sadico zietto Fabio…

E tu? Io direi che fai parte della schiera di quelli del terzo mese…considerato che nei primi tre mesi della tua vita hai cambiato tre case, tre letti, tre carrozzine, tre lingue (oh qui parlano un tedesco davvero strano!) e tre climi (dal tremebondo Nord, alla terribile Pianura Padana, per finire a guardar le montagne fuori dalla tua finestra), beh, considerato tutto ciò, mi sembri un bambino tanto tenero, sano e curioso.
Quindi ok, posso rinunciare ancora per un po’ di tempo ad un buon sonno..

Fatta questa cronistoria, ti spiego perché ti scrivo.
Lo faccio perché sto iniziando a scoprire che ora Noi siamo in tre.
“Bella roba”, dirai tu, “per me è stato così fin dall’inizio!”.
Eh, già, hai ragione…ma per me e mamma no..anzi, io e lei abbiam vissuto insieme (sai quelle cose che facciam tutti i giorni..alzarsi tirando su le serrande sorridendosi, esserci quando l’altro chiama, cercarsi, mangiare, darsi la buona notte…ecco queste cose assieme più altre fanno “vivere assieme”) per circa 16 anni prima che arrivassi tu.
(Per farti capire: mi fa comunque un po’ strano chiamare “Amore” qualcuno che non sia la tua mamma…e mi da sempre una punta di fastidio che lo faccia lei!).

Comunque..secondo me, non è che all’inizio l’abbiam proprio presa bene, ‘sta cosa, sai? Cioè, eravam felici e ti abbiam voluto tra (meglio “con”, dai..) noi, però, non eravamo pronti, abituati.
Ci è voluto (e ci vorrà) un po’ di tempo.
Poi in questi giorni son successe alcune piccole cose che mi (ci) han fatto capire…diciamo un inizio di comprensione.

La prima cosa è accaduta circa 10 giorni fa…io sono andato a lavorare a Rovereto e son partito presto, con una giornata calda…camicia e giacchetta…solo che poi ho fatto tardi e la sera pioveva e faceva freddo. Quando il mio treno è arrivato in una Bolzano piovosa, un po’ umido e infreddolito ho pensato “magari Vi mi fa la sorpresa e mi viene a prendere con l’ombrello in stazione!”. Poi, poco dopo ho realizzato “Ah, no..sono le 9.30 e Arturo è già a letto…e Vi non può (non può!!) uscire di casa da sola…”.
A quel punto mi son fermato sul binario (sotto la tettoia) e mi son rimescolato in bocca questo gusto un po’ dolce e un po’ amaro.

L’altra cosa è accaduta l’altroieri.
Ultimamente hai scoperto, tutto entusiasta, due ottime cose: il sorriso e i tuoi genitori.
Ah dimenticavo, anche una terza: ti riconosci allo specchio (non mi interessano le teorie a proposito; tu ti riconosci, è evidente..).
Insomma, ad un certo punto eri in bagno in braccio alla mamma…vi siete guardati allo specchio e tu, riconoscendo te e lei, hai sorriso così sereno e felice che eri uno spasso…mi sembrava che non avessi mai sorriso così contento….poi mi sono avvicinato per condividere quella sensazione.. e tu, riconoscendo anche me, hai sorriso ancora di più, ancora più felice. Beh, a noi due son venuti gli occhi lucidi e a me non è venuto altro da dirti (con il falsetto delle grandi occasioni) “Si, Arturo…siamo tutti qui, siamo tutti e tre!”. Che roba, ragazzi.

Siamo tutti e tre.
Bacio, piccolo.

sabato 7 aprile 2012

E' strano, ma è pure un pò normale.


"E per te, Diego, com'è esser padre?" Questa domanda di solito arriva quando, durante un incontro fisico o via Skype, l'interlocutore si accorge che c'è un altro figuro, scompigliato, barbuto e un pò forzatamente sorridente di fianco alla mamma e al bimbo...
Questa domanda, oibò, da un paio di mesi mi vien fatta spesso... Cosa posso dire? Dal basso dell'esperienza di due (!) mesi?
Va detto...
che è un pò strano andare a letto alle 10 di sera, però è pure un pò normale, se si dormono 4 ore di notte..
E' un pò strano ritrovarsi a canticchiare per circa 16 ore al giorno (pure quando si è soli, per strada, in sostanza durante la propria ora d'aria) la stessa canzoncina tipo "La gatta" di Paoli (quella del gioco) oppure "L'elefante con le ghette" o "Azzurro" (quella della toilette, a seconda di chi lo cambia..) o ancora "Mare profumo di mare" (quella, inutile dirlo, del bagnetto). Però è pure umanamente normale.
E' strano ritrovarsi felice per aver trovato il tempo di tagliarsi le unghie dei piedi, ma è pure un pò (tristemente, comunque) normale.
E' strano svegliarsi il sabato notte quando gli altri vanno a letto dopo averla picchiata dura. Ma (va bene, se tu lo hai fatto per anni) è anche normale.
E' strano invocare come la pioggia nel deserto un rutto. Ma è moralmente (comprensibile e) normale.
E' strano ritrovarsi al supermercato, da solo, a ninnare avanti e indrè il proprio carrello (o, pure più simpaticamente peggio, il carrello portabagagli della mamma che si ha davanti in coda al ceck-in dell'aeroporto!). Ma è, spero, neurofisiologicamente spiegabile (e quindi normale).
E' strano sperare di aprire un pannolino e trovarla gialla, e non verde. Ma è anche olfattivamente normale.
E' strano sperare di aver avuto un'allucinazione uditiva che "allucini" suoni in un'altra stanza. Ma caspita (pure ora che sto scrivendo, e non è un'allucinazione, mannaggia...), se è normale!
E' oggettivamente strano vivere in un bilocale di 42 metri quadri e avere la sensazione che sia colonizzato da un esserino di 60 cm scarsi. Ma, vabbè, è anche normale.
E' strano cercare avidi per strada (altri) bambini che strillano senza consolazione o (altri) genitori sfatti dal sonno in giro ad orari improbabili. Ma è anche empaticamente normale.
E' strano accorgersi che il bagno è improvvisamente popolato da strani figuri colorati che si sono impadroniti della vasca da bagno. Ma è, anche senza esser alcoolisti, pure normale.
E' strano abituarsi ad un pianto. Ma è stranamente normale.
E' strano prenderlo in braccio alle 4.30 di notte per dargli il biberon e riconoscere qualcosa in lui che si sta depositando in te. Ma è bello. E normale.
E' strano commuoversi quando sta bene e magari sorride. Ma è normale.
E strano pensare che crescerà e che questo significherà per me invecchiare. Fa un pò male, ma è normale.
E' strano essere padre o madre. Ma è pure un pò normale, in fin dei conti.

mercoledì 7 marzo 2012

A me sarebbe piaciuto.



Ciao piccolo, oggi fai un mese.
E ho pensato di raccontarti il giorno in cui sei nato.
A me sarebbe piaciuto che qualcuno mi avesse lasciato scritto come sono andate le cose (aldilà dei soliti, magari pure simpatici, racconti che ruotano intorno a due tre cose e che risentono del lavorio del tempo come l'acqua sul sasso: il parto, i capelli, lo stupore, i commenti dei parenti ecc.).
Allora, intanto come saprai (perchè è scritto su tutti i tuoi documenti), si era tutti assieme a Berlino.
Cosa ci stavamo a fare, te l'avremo già raccontato (e pure te l'ho spiegato in quel nostro carteggio privato..), quando leggerai queste righe..diciamo che eravamo qui nel tentativo di essere più felici. E ci siamo riusciti.
E tu, sei pure figlio di questa nuova felicità.

Il tuo termine era scaduto da 10 giorni, che vuol dire che dovevi nascere il 28 Gennaio e invece te la sei presa comoda. Ma hai tutta la mia comprensione...mi sa che si stava benone, laggiù.
Allora ci siamo alzati presto presto per andare all'ospedale che era dall'altra parte della città.
E per farlo abbiamo preso la metropolitana con borse e zainetti.
E' stato un viaggio (quasi un'ora) che non dimenticherò..non c'era ancora il sole e abbiamo conosciuto una Berlino a noi ignota: quella operaia.
Tante persone (giovani e meno giovani, uomini e donne) che con le loro tute blu andavano a lavorare nelle (pochissime) fabbriche nella parte Ovest di Berlino. E ricordo alcuni sguardi su noi due (tre, ok..): dovevamo esser buffi, spaventatissimi, ma estremamente teneri.
Stavamo andando, naturalmente impreparati, incontro al futuro!

Poi siamo arrivati all' Ospedale Waldfriede (tradotto, "La Pace del Bosco")...che è tra due laghi (il giorno dopo in cui sei nato sono andato a camminare su uno dei due che era ghiacciato: è stato bellissimo e ho immaginato di tornarci con te..) a sud di Berlino, in una zona di boschi.

Si è deciso di indurre il parto (come dire, di darti una "spintarella")..e quindi alle 8 si è presa una prima pastiglia, nella cameretta molto bella che ci avevano dato in attesa del parto: poi ci han detto "Ok, la prossima tra 4 ore, fatevi un giro, se volete".
E noi abbiam fatto un giro nel "giardino-parco" dell'ospedale...e qui ci ha colto la meraviglia: nel parchetto c'erano i pannelli esplicativi in legno (moolto tedesco) con i tipi di animali che passano di lì, le foglie degli alberi che si possono vedere, una piscinetta e pure un campo da pallavolo...mah!

Nella neve, c'erano orme di vari animali. E di piedi. Un mix evocativo.

Nel frattempo era uscito il sole (le previsioni davano nuvoloso, ma non sapevano che Arturo stava arrivando), e noi eravamo sempre spaventati ma anche sereni.
Siamo stati al bar dell'ospedale, dove sulla porta dell'uscita di sicurezza, campeggiava un poster dell'Italia...su che significato dargli, abbiamo consapevolmente soprasseduto ;-).

Poi la mamma ha mangiato un sacco: i panini portati da casa e il cibo dell'ospedale che, per restare leggeri in ottica parto, consisteva in riso con pollo al curry e peperoni. Molto bene.

A mezzo giorno seconda pillola e poi...e poi il tempo ha accelerato improvvisamente, la mamma ha iniziato ad avere le contrazioni (sono il segnale che avevi iniziato il tuo viaggetto verso il mondo) e quello è stato il momento più difficile..tanto dolore e non poter fare molto per aiutarla..pfui!

Dopo un pò si sono aperte le porte della sala parto..e lì..Wow, che esperienza (te la auguro, un giorno, piccolo mio)..il tempo era ancora diverso..diciamo che era un blocco: era il tempo che serviva per farti nascere..il tuo, nostro tempo.

Anche lì non è stata facile, ma mamma è stata bravissima e io..beh..ho fatto la mia parte (compreso spingere e tirare gambe e testa della mamma un pò di qui e un pò di lì..). E poi.
E poi, sei uscito, quasi con uno scattino, uno slancio..speriamo sia di buon auspicio per la tua vita (alcune notti fa ti pregavo solo di non esser pigro, nella vita!).
Sei uscito, ed eri già bello.
Ok, qua mi si potrebbe dire che sono di parte (anche se poi nei giorni successivi tutti si affrettavano a dire che sei tutto somigliante a mamma...sarà per il mento volitivo?!?), ma eri bello davvero..a volte i neonati hanno il viso sofferente, sono un pò schiacciati in un punto o ammaccati in un altro..tu eri già figo. Sul serio. Ecco, se vogliamo eri solo un pò scuro e avevi le mani un pò grigie (credo fosse un omaggio al colore che il tuo babbo assume di solito durante l'inverno..)
Hai mancato il primo riflesso, ma sei andato forte sul secondo.

E poi metro, bilancia e così via, ma tutto con grande calma, silenzio e amore..è stato un parto intimo, soffuso, di questo dobbiamo ringraziare Sonja, l'ostetrica che ti ha aiutato nel viaggio. E anche la giovane e carina dottoressa praticante che ha aiutato durante il travaglio è stata una presenza competente, delicata, dolce.
Dopo un pochino di tempo che eri nato, la mamma le ha chiesto come si chiamasse (nel trambusto del parto non si fanno molte presentazioni..). Lei le ha risposto con sguardo tenero: Schönheit. E tu, Arturo, lo sai che in tedesco Schönheit vuol dire Bellezza.
A quel punto io e mamma ci siam guardati increduli e tutto ci è sembrato essere al posto giusto.

Nei giorni successivi, ho ascoltato molto gli Arcade Fire (facevo avanti e indietro da casa all'ospedale)..e camminando da qualche parte in giro per la città (era Kreuzberg?) stavo ascoltando questa canzone e credo di essermi commosso.
Te la dedico.


venerdì 16 dicembre 2011

Oh oh..something's gonna change..


Oh oh.
Qualcosa cambierà a breve...lo si capisce dal silenzio. Il silenzio dentro e fuori di noi..un silenzio che è attesa un pò impaurita, un pò curiosa, un pò attesa e basta.
Che qualcosa's gonna change lo si capisce anche da piccoli oggetti che iniziano ad occupare spazi.
Un esempio: noi qui a Berlino non abbiamo la lavatrice..e da un paio d'anni quando si lavano le lenzuola si fa in modo di esserci entrambi. Dopo il lavaggio e l'asciugatura (con doppio minutaggio, perché le cose ingombranti richiedono più tempo...a parte i bambini, credo) arriva il momento in cui pieghiamo le lenzuola: a quel punto parte un silenzioso rito, fatto di passi che si prendono tra noi, di uno sguardo con cui ci si intende (e qui c'è voluto del tempo) sul lato da cui si parte a piegare, di danza che ricorda un pò il nuoto sincronizzato (poi, le nostra lenzuola sono pure azzurre) e voilà, tutto impacchettato.
Beh, l'altro giorno tra le mani ci siamo trovati cose nuove da piegare dopo il lavaggio...calze piccole piccole, tutine (new entry assoluta), bodies, cappellini e, soprattutto, un lenzuolino...ebbene, questo non può essere piegato allontanandosi ecc ecc. Io e Vi ci siam guardati un per un attimo breve e lungo..in silenzio, consapevoli che ci mancassero gli schemi, gli automatismi...e abbiam cercato nuovi movimenti, nuove divisioni di ruoli (credo non basterà più dirsi "lascia, i miei lupetti me li piego io, mi spiace ma non sei capace.."), nuove prese di confidenza con nuovi oggetti.
Poi è arrivata la culla, prestataci da un'amica e fatta in Olanda da amici falegnami (che giro..)..che ora mi guarda, ancora senza materasso, da sotto la finestra alla mia destra...fuori la pioggia inizia ad assomigliare alla neve...ma questa è ancora un'altra storia.

domenica 27 novembre 2011

Dall'altra stanza


Torniamo a raccontarvi, dopo tanti, troppi mesi.
Perchè non abbiamo più scritto? Chissà...bisogno di "silenzio" intorno all'esperienza che andava formandosi, assenza di commenti (e quindi legittimo dubbio che nessuno leggesse, con conseguente demotivazione), "normalizzazione" delle giornate e quindi delle emozioni ad esse legate..chissà.
Non è che si sia rimasti con le mani in mano, però!
Fine Novembre 2011, tra due mesi nascerà un bambino. E, in qualche modo, nascerà berlinese. Lo sappiamo noi due, lo sapete anche voi, ma dirlo provoca ogni volta emozioni forti.
Nascerà a Berlino e nascerà portando con sè ciò che da più di due anni viviamo qui: giorni, storie, fatiche, emozioni, insegnamenti, desideri. Das Kind wird ein berliner sein.
"L'altra stanza" del titolo è quella di oggi, quando siamo andati a vedere l'ospedale dove (si spera, se tutto andrà bene) nascerà Cecino (il nome provvisorio, ironica deformazione del classico "fagiolino" tante volte appioppato ad altri bambini in seguito alle prime ecografie...diciamo che noi abbiam voluto rendere omaggio alla comunità turca berlinese...).
Mentre facevamo il giro e Sonia (l'ostetrica tedesca che parla italiano e ci seguirà per il parto) ci spiegava alcune cose della sala parto e zone limitrofe, dalla stanza di fianco si sentivano le espressioni di dolore di una donna che stava partorendo in quei minuti. Vi lascio immaginare il mix di sensazioni..io non ho ascoltato più (in tedesco, poi) le spiegazioni di Sonia e ho iniziato a calcolare il tempo tra le sue contrazioni...mi sto preparando? Mi difendevo? Entrambe le robe? La risposta, importa poco..
"L'altra stanza" è però anche ciò che poteva essere e non è stato e ciò che avrebbe potuto essere e non sarà. Tantissimi incroci attraversano la nostra strada: noi tiriamo dritti, facendo finta che le decisioni che abbiamo preso in questi mesi siano robe normali, abbastanza facili (intendo la decisione di tornare in Italia, quella comunque di far nascere Cecino a Berlino..e altre..) e naturali.
In fondo, e questa è la notizia, lo sono. Il difficile è il pezzo prima di arrivare ad una decisione, il resto è poi ganz einfach, come si dice da queste parti.
L'altra stanza è quello che ci aspetta: un grande, grosso ignoto. Una vita in tre (poi dopo chissà..the future is unwritten..) e un ritorno in Italia, a voi.
Un ritorno a cose già note che nel frattempo son cambiate. Cristina canta "perchè tutto è cambiato, anche se nulla è diverso.." chissà che possa esser la "nostra" prossima canzone.
Non ci giurerei.
Non rimane che aspettare e cercare di decifrare i sommessi suoni che oggi arrivano dall'altra stanza...

mercoledì 21 aprile 2010

Infanzia sul prato.


Premessa 1: Come accennato altre volte, è un piacere assistere (seduti a pochi metri dal palchetto) ad un concerto di musica classica dal vivo. La danza fatta di rimandi, richiami, accenni, rincorse tra uno strumento e l'altro, tra un musicista e l'altro, tra un suo sguardo e l'altro, è qualcosa che ho imparato in quest'anno di concerti berlinesi gratuiti a osservare prima e ad assaporare poi.

Premessa 2: Ultimamente mi capita sempre più spesso di seguire lunghi tratti di questi concerti ad occhi chiusi. All'inizio sentivo l'esigenza di vedere i musicisti all'opera nell'atto di suonare. Oggi mi "limito" a guardarli con gli occhi chiusi.

Col tempo ho imparato a riconoscere la differenza di suono tra un violino, una viola ed un violoncello, e chiudendo gli occhi mi riesco a concentrare di più sulle relazioni, i messaggi che la partitura suggerisce tra gli strumenti.


Storia: Il fatto, poi, che oggi a suonare violino, viola e violoncello ci fossero tre fratelli, ha fatto in modo che la suggestione mi suggerisse immagini molto precise.

Sono state tante, lungo tutto l'arco del concerto, e scriverle a distanza forse ha poco senso, ma proverò a scriverne qualcuna.
Li ho immaginati bambini, a condividere l'infanzia, o semplicemente qualche parte (qualche ora) di essa. Me li son visti correre, inseguendosi su un prato (dev'esser stato durante "l'Allegretto" o "l'Andante"..). E l'unica cosa che contava, in quel loro istante che mi sono immaginato, era raggiungere gli altri due davanti, o staccare e non farsi raggiungere da quello dietro.
In quell'istante (forse fermato nella loro testa, forse no..), l'unico pensiero, desiderio, l'unica speranza, è stata quella di correre.

Correre fino a sentire arrivare il sudore tra i capelli e sopra al labbro superiore. E per un pò il sapore di quel sudore si dev'essere mischiato all'odore dei prati intorno a casa.

Stavano correndo. Senza nessun motivo. Perchè c'è un'età in cui il gioco è semplicemente correre.

Nessuna destinazione precisa, nessun piano; dentro una felicità che probabilmente equivocarono pensando che fosse il sentimento che si prova per tutta la vita. Anche da grandi. Avrebbero solo più tardi scoperto la complessità che riempie i cuori degli adulti, che la maggior parte delle volte occupa lo spazio che è stato di quella gioia.

Avrebbero forse avuto sentore (e qui deve essersi fatto sentire il violoncello..), forse nel momento del timore di non raggiungere o di esser raggiunti (oppure in quello del pensiero dei genitori che aspettavano a casa), di qualcosa che da grandi avrebbero chiamato nostalgia.

Ma poi quel cuore pulsante, unica fonte di pensiero nel correre assieme ai propri fratelli, avrebbe ripreso il sopravvento.


E loro, oggi, erano quà a raccontarci tutto questo, o tutt'altro.
I loro volti puliti, associati al suono dei loro occhi, sembravano anche dirci una cosa importante.

"Siamo tre fratelli. Siamo qui e, in un certo senso, ce l'abbiamo fatta. Siam riusciti a portar fin qui questa relazione, questo sentimento tra noi. Siamo stati più forti delle nostre differenze, le abbiam fatte nostre e oggi suoniamo noi tre davanti a tutti voi." Mozart.


Alla prossima







martedì 16 marzo 2010

Una lingua, la Storia.


Piscina. Settimana scorsa.

Riemergo dall'acqua a fine vasca (ai limiti del collasso, come sempre..poi da quando siam passati all'olimpionica, ogni vasca è una gita fuori porta..) e mi fermo divertito ad osservare dei bambini che fanno scuola di nuoto (di tuffi, in quel momento..) nella corsia di fianco alla mia.

Divertenti, terrorizzati, spavaldi, multietnici, teneri.

Ad un certo punto però, la mia attenzione viene rapita dalle grida dell'insegnante che spiega come prepararsi al tuffo e gli eventuali errori...e qui, per la prima volta da che siam qui, la lingua tedesca, gridata con tono di comando, mi spaventa, mi "arriva addosso".

E penso a tutto quell'immaginario creato dai film di guerra (e non solo, forse..) intorno a questa lingua (così tanto discusso anche con gli amici italiani e quelli tedeschi..) e allo stato emotivo (il mio, ma in qualche modo universale) ad esso associato. Mi spavento, un pò.


Philarmonie. Oggi in pausa pranzo. Prima del concerto (vedi post qui sotto..) una donna ed un uomo spiegano il significato della lettera inviata dalle principali firme della musica berlinese al Senato tedesco (di cui una copia c'è stata data all'ingresso) per protesatre ("protestieren gegen") contro un disegno di legge che porterebbe l'insegnamento della musica fuori dalla scuola secondaria.

Uno scandalo, ripetono con calma e convinzione.

E quella lingua, mi riappare nella sua totale bellezza, mentre prima la donna e poi l'uomo spiegano che la lingua, la matematica, ed altre materie si apprendono anche attraverso ("durch") la musica..che il rischio che correrebbe l'intera società e cultura tedesca è immane e non si può non protestare. Voci emozionate, lingua piena e ricca di vocaboli: ora duri, ora musicali, connessi tra loro in un racconto che sembra esistere ancora prima che venga "detto".


Qual'è, cos'è, di chi è questa lingua?

Questa lingua che "ha dovuto" sopravvivere allo scempio nazista, in cui è nata musica, poesia e filosofia, che spaventa e convince, nel profondo.

Una lingua che, a suo modo, rappresenta questo nostro viaggio.
Die

Lunchkonzert 16.Marzo



Ed eccovi Antonin Dvorak (1841/1904). "Ah questi boemi..."


Nel concerto c'era anche un quartetto d'archi (con un violoncello si era aggiunta l'unica donna di oggi!) di Joseph Haydn (1732/1809), ma non sono riuscito a recuperare su youtube nessun video..mannaggia.


Oggi concerto così così, un pò troppo di testa e mai "liberato", almeno per i miei acerbissimi gusti.


Se qualcuno conosce e apprezza (Eva, ci sei? Batti un colpo!) Dvorak e lo vuole spiegare...




Dvorak: terzetto per due violini e viola op.74 (1887)


















sabato 6 marzo 2010

Perla Berlinese n.2 Beffe al potere (in tutti i sensi!)







In queste ore di tristi imbrogli di gente al potere, mi piace raccontare la storia di un improbabile (ma dal clamoroso successo) imbroglio perpetrato ai danni del potere.




La storia è quella di Wilheim Voigt, e la sua storia si svolge nel 1906 a Koepenick (oggi un quartiere nella periferia sudorientale di Berlino)..




Wilheim Voigt era un ciabattino. Disoccupato. Ed un giorno di quel 1906, ebbe un'idea.




Si procurò una divisa militare da capitano e così travestito marciò deciso verso il comune di Koepenick.




E qui cosa fece?




Niente di speciale: arrestò il sindaco, confiscò le casse della città e sparì col bottino!




Fu ripreso quasi immediatamente e condannato, ma la sua figura è, come dire, uscita dalla cronaca per diventare mito, simbolo.




Simbolo della capacità di deridere il potere (quello prussiano, nella fattispecie!) e eroe della sfrontatezza (chutzpah).




Al punto che oggi, davanti all'ingresso dello stesso comune di Koepenick (risparmiato dalla guerra) c'è una sua statua (vedi foto con Virna..) ad accogliere chiunque entri in comune ed una mostra permanente che racconta la sua storia (..la sua vicenda viene pure ricordata ogni anno durante una festa sfrenata!!).




La gente di Koepenick (e di Berlino..perchè la sua storia profuma di quella dialettica sfacciatamente beffarda verso il potere che ancora oggi si trova nelle parole delle persone che vivono nella capitale..) si identifica un pò in questo ciabattino disoccupato che più di un secolo fa, mosso dalla disperazione, recuperò chissà dove una divisa, e marciò.




E convinse tutti.








Alla prossima!




martedì 2 marzo 2010

Lunchkonzert 2.Marzo


Ed ecco il concerto di oggi..prima Ravel che dedica la suonata per violino e violoncello (complessa, che è piaciuta molto a Virna) a Debussy, poi Debussy stesso con una sonata per flauto, viola e arpa (una scoperta, per complessità e piacere..per non parlare dei movimenti dei piedi della suonatrice di arpa..da farci un film..).

A voi.

Oggi: donne 4, uomini 0.


Ravel






Debussy qualità audio e video d'annta (da culto, però!)..pezzo evidentemente poco suonato..questo era l'unico presente interamente in rete!






Alla prossima!

mercoledì 24 febbraio 2010

Perla Berlinese n.1


Ciao care e cari, da oggi si inaugura la piccola rubrica "Perle Berlinesi".

Piccoli (giuro, mi impegnerò nella sintesi..Virna è già più brava..vedi post precedente!) racconti di scene quotidiane che avvengono in questa magica città sotto i nostri occhi..e che riconciliano con la vita o rendono semplicemente le giornate più soffici.

Bando alle chiacchere.

Perla n.1


Metrò. Verso AlexanderPlatz sale un ragazzo che vende "giornali di strada". Uomini e donne che, tramite l'accoglienza e la vendita di queste riviste, cercano di risollevarsi. DA che? Un sacco di robe: sostanze, depressioni, passaggi a vuoto. Insomma gente che ci prova.

E lui è di quelli che sembrano in grado di farcela. Chissà.

Sale e anche il suo cane (è un'Husky) non è messo nè troppo male, nè troppo bene.

Parte il metrò e lui racconta ad alta voce le difficoltà e i tentativi, chiedendo di acquistare.

Il suo cane, inizia intanto uno studio a distanza con un cagnone nero poco più avanti, si guardano..sembra si piacciano, di certo si interessano.

Due bambine sedute vicino a noi si alzano e iniziano a coccolarsi l'Husky con una tenerezza infinita (e anche il cane è tenero, si lascia accarezzare tranquillo senza dimenticarsi di puntare il cagnone..). Parole e carezze.

Il ragazzo fa il suo giro, vende una o due copie (c'è quasi sempre qualcuno che compra, meno male) e scende dal metrò.

Io mi son distratto, non l'ho visto scendere.

Poi mi rigiro, e vedo le due bambine che si son fatte la carrozza del metrò e ora stanno accarezzando con la stessa tenerezza il cagnone nero. "Wie Heisst er?" "Come si chiama?" chiedono quasi in coro al padrone del cagnone. "Herbert", risponde lui.

martedì 23 febbraio 2010

Lunchkonzert 23.Febbraio


...chi desidera attraversare Berlino, dovrebbe essere a conoscenza di quanto accade ogni martedì alle 13.00 presso il Foyer della Philarmonie... ciò che segue è un esempio di ciò a cui si può assistere (gratuitamente!)!

Mi piace specificare che il gruppo che si è esibito oggi era composto da tre uomini e due donne... queste ultime hanno diretto il gruppo alternandosi!


...una magia? Na ja, solo musica classica!












lunedì 4 gennaio 2010

Cartoline dall'Italia.


Ed eccoci. Zuruck again.

Dieci giorni in Italia. E non si può dire siano volati. Sono successe molte cose: alcune molto brutte, altre molto belle e la maggior parte che stan nel mezzo. Tante, tante co(r)se. Impossibile raccontarle o anche solo tentare di spiegarle. Mi affido alla "solita" lista di cose che mi son segnato tra un bacio, una telefonata, una lettura, uno spegner di luce a fine giornata.


Proviamo. Ecco qui (in ordine sparso) i giochi di luce e penombre di quei giorni.


"Imagine" di John Lennon che suona in macchina di notte in Autostrada.


Gli occhi lucidi nel salutare la Giò e Ale.


La casa nuova del Nonno.


La dolorosa sensazione di aver sbagliato molti pensieri.


Vino, vino, vino, Irish mist, Cuba Libre.


Il clamoroso e sistematico (grazie mille, cara, sei stata mitica!) gioco d'anticipo di Carolina.


La campagna di neve e nebbia.


La simpatia di Leo.


L'affetto di tanti, che cerco di ricambiare.


Marcorè che fa Ligabue.


L'aggressione ai simboli di potere.


Il Toio che suona il sax sulla porta di casa e i vicini che accorrono per le congratulazioni.


Nadir " Fino a qualche anno fa siamo stati bravissimi ad apparecchiare il territorio, poi ad un certo punto abbiamo iniziato a non capirci più un cazzo e l'abbiamo distrutto".


L'ultima boccata di sole sopra le nuvole prima che l'aereo scendesse tra le nuvole verso Berlino.


Il fritto misto all'Anice Stellato.

Gli sms di Michi e Dani. Che vicinanza.

4 letti in 10 giorni.

L'sms di Granetto.

I biscotti di Ale.

La brutta notizia.

Gli incroci di Bergantino.

La Jaky che mi cerca uscita dalla sala parto.

Sentire la Cioppy (in almeno due sensi).

Anita che ti ribalta quando vuole.

Mia mamma che cerca di convincere la tartaruga (quella che deve far finta di essere anfibia..) ad andare in letargo.

Il Nonno che ride sgommando sulle rotonde cariche di neve.

Addormentarsi ascoltando gli Arcade Fire nell'Ipod a letto.

Quel senso di familiarità a casa di Lara e Ste.

Il cimitero ricoperto di neve fresca.

La firma.

L'aggressivo nervosismo di alcuni milanesi (ma anche novaresi) alla guida.

La dolorosa sensazione di aver azzeccato molti pensieri.

Il senso di pesantezza provata nella tirata di quell'amico lì.

Le parole che dovevo a mia mamma.

Guidare piano e con la radio spenta, cercando di ascoltare i pensieri soffici.

La telefonata di Fabio della vigilia "c'è un cambiamento di programma..."

La passeggiata con la Sofi nella nebbia a scattare.

Il sole di Venezia.

I cinesi di Giorgino.

Il tragitto (quante emozioni!) da Carbonara a Trento con in testa la frase "Between the click of the light and the start of the dream..."

Il dover essere io a. Eccheccazzo, basta.

Il fatto che un sacco di gente (non pendolari e persone con reali problemi) non riuscisse a godersi una super nevicata come una cosa splendida.

Mio fratello.

Il senso di comunità che si sente ancora in Veneto.

La stanghetta di Mou degli occhiali del nonno.

Nadir e Debora che ci accompaganano all'aeroporto.

Mia mamma al telefono "Abbiamo una felicità bellissima!".

"Canzone del post": "No cars go", naturlich. A presto!


giovedì 17 dicembre 2009

Grandi Consolazioni



Ciao care e cari,


Eccoci qui con un piede sulla scaletta dell'aereo per tornare alla penisola..zero voglia di rientrare nella bagarre post "impatto architettonico" milanese di S. B. (non si sa mai..)..ma tanta voglia di vedere molti di voi (come al solito agenda fitta fitta e impossibilità di vedere tutti..).




Oggi vi raccontiamo di musica.



Classica (ho sentito un rumore di sedie e gente che scappa?).




Cioè, in realtà prima volevo ringraziare Andrea che ci ha spedito su 2 cd di musica che fan calda compagnia..ebbene si..le cose arrivano fin quassù! E le relazioni han bisogno di cibo, per sopravvivere.




Dicevamo, musica classica. Una delle scoperte berlinesi. Adesso non è che dovete immaginarci con panciotto (cioè, quello sì..ci si veste a strati qui..) in poltrona (che non abbiamo..però abbiam comprato un divano a 2 posti pulciosissimo a 35 Euro al mercato delle pulci.. e mai nome fu più azzeccato..però la Giò e Ale ci han dormito e non si grattano oggi più di quanto facessero prima..) ad ascoltare musica classica. Però, come si è detto altre volte, questo è un viaggio alla scioperta di cose nuove...




Quindi.




Quindi qui, tra le varie cose gratis che si possono fare, c'è un concerto a settimana di musica classica che viene fatto nel Foyer della Philarmonie. Di solito son progetti di un/a componente della Berliner Philarmonie che chiama a suonare altra gente.




Ma veniamo al sodo. Martedì siamo riusciti ad andare e, per la prima volta, c'era Mozart. Cioè, non lui lui, musicisti che suonavan pezzi suoi (quelli allegati quà sotto..i pezzi, non i musicisti..). Ed è stata una rivelazione. Ho capito una cosa che altre volte mi ero già detto.




La musica classica è una grande consolatrice.




Mi spiego..queste ultime due settimane sono state un pò...un pò...così, tirate..un pò di ansie da futuro, da decisioni che dovremo prendere e non saran facili..e l'umore faceva un pò di Bunjee Jumping. Con questo spirito siamo andati alla Philarmonie ad ascoltare e vedere (è questa la vera scoperta, vedere suonare la musica classica...il carisma degli strumenti, questi archetti che corrono, gli occhi che si incrociano per intese impercettibili, la gente di tutte le età che accorre e musicisti di tutto il mondo che parlano una sola, antica ma anche moderna, lingua..oltretutto il bello di qs concerti è che ci si siede dove capita, senza sedie, perlopiù per terra..e noi siam quasi sempre seduti per terra di fianco al palco).




Ebbene...pian piano qs musica (questo Mozart è risultato per per certi versi più accessibile di altri concerti sentiti..e a tratti modernissima..voglio dire, scritta nel 1780..) è entrata dentro, si è svolazzato (ascoltate bene il terzo movimento) in giro per gli spazi..a tratti anche un pò commosso (come ci siam confessati a vicenda dopo il concerto..).




Grande, grande, grande consolazione.




La musica.




Ok, tra qualche ora, Italia.




Sale l'emozione.




Tschussy







Ecco qui gli allegati (in coda doveva esserci una chicca che non riesco ad Uplodare...ci riproverò!!)..d'altronde il Natale ed il Capodanno sono o non sono i momenti dell'anno in cui si ascolta musica classica? Per quest'anno ve la proponiamo noi (bruciando sul tempo i vari concerti capodanneschi!)


Quintetto per clarinetto, 2 violini, viola e violoncello (KW 581) (1789)




http://www.youtube.com/watch?v=tDsJafY5ePA&feature=PlayList&p=C4CF79AAAF301679&index=5




http://www.youtube.com/watch?v=xOkMZUmf1EQ&feature=PlayList&p=C4CF79AAAF301679&index=0




http://www.youtube.com/watch?v=rXFlnLlpwUo&feature=PlayList&p=C4CF79AAAF301679&index=1




http://www.youtube.com/watch?v=sT3LIk_p70Q&feature=PlayList&p=C4CF79AAAF301679&index=2







Quartetto per Oboe, Vilino, Viola e Violoncello (KW 370) (1781)




http://www.youtube.com/watch?v=fLKd-d4RPmA&feature=PlayList&p=9016A72A700FE917&playnext=1&playnext_from=PL&index=1
























lunedì 7 dicembre 2009

Jam session


































































































































Scusate l'assenza, è tutta colpa di Facebook.

Riproviamoci, i blog permette quel respiro che troppo spesso quell'aggeggio biancoblu non permette. E poi qui è più intimo.
Dunque.
Sabato sera.

Organizzazione impeccabile: Alla ricerca del' Eintritt frei (entrata libera).
Dopo una premiazione di corti sul muro nel quartiere Mitte, ci dirigiamo verso "Ovest".
Charlottemburg by night. Forse (non siamo riusciti a risalire..) la nostra prima serata dacchè siam qui nell'ex Ovest (cioè, anche Kreuzberg era Ovest ai tempi, ma oggi non sembra davvero..).
Ed in effetti.
Sembra un'altra città.

Arriviamo verso le 23.30 e il locale Jazz che a mezzanotteemezza ospita la Jam session (frei..) è pieno per un concerto a 14 Euro..
Ok, ci rifugiamo nel Caffè Jaques Brel (das ist Charlottemburg, baby..) per una birretta per ritentare l'assalto all' "A-Trane" più tardi.

All'ora stabilita siam lì, approfittiamo del tabagismo della gente che si fuma la sigaretta fuori per trovare un micro tavolino sotto il palco.
Dopo qualche minuto arriva un tipo abbastanza assurdo (basettona, pantaloni di velluto neri di due o tre taglie troppo grandi, giacca a scacchi con sotto maglietta dei San Francisco 49..) che salito sul palco (ondeggia? Si, decisamente..) ci chiede se può appoggiare il suo (decimo?) bicchiere di vino bianco sul nostro tavolino. Naturlich..
Poi arrivano il batterista ansioso (poretto , capiremo più tardi, è l'unico a sbattersi per tenere assieme il trio..) e il contrabbassista polleggiatissimo.

Dalla presentazione capiamo che il sassofonista (che dallo spaesamento del volto potrebbe essere arrivato oggi dal Turkmenistan, ed invece è tedesco..) dev'essere uno bravo.
Attaccano. Tosti, Jazz tirato. E il sassofonista (se sopravvive, ci diciamo io e Vi..) è davvero bravo.

Fan quattro pezzi, tra cui uno più tranquillo, davvero bello.

Poi (su cenno del sassofonista, che nel frattempo si è dimenticato il suo vino sul nostro tavolino..) il batterista dice: se qualcuno vuol venire a suonare con noi..bitte..

Spaesamento e imbarazzo tra il pubblico..d'altronde è una Jam session, ci diciamo..sarà un invito "dovuto"...e invece, nel giro di due minuti fioccano sul palco uno, due, tre, quattro musicisti con il loro strumento nella custodia che si buttano nella mischia (e il sassofonista, intanto, si dilegua..).

C'è il chitarrista elettrico che sembra non suoni da un anno..nel senso della voglia..occupa il palco e non lo molla più..si diverte parecchio.
Poi arriva il clarinettista, più pacato, sorride spesso ed è gentile.

Quindi un Flautotraversista (?!), che suona in maniera geniale (con infiniti tentativi a vuoto di inserirsi nella dolce baraonda che nel frattempo han creato tutti assieme) sculettando leggermente, e poi arriva un pianista con bolla alcolica e dita mooolto capaci.
Poi dopo arriveranno nella serata un altro pianista, due giovani (nel senso vero...cappello da rapper e felpa con cappuccio) cantanti, un altro batterista...ecc..

La cosa bella è che questa scena è un ottima metafora di Berlino. C'è un palco, dove ci si diverte ma bisogna saper fare qualcosa, c'è la capacità di accogliere (secca, senza tanti fronzoli o sguardi in più..come fanno insomma i musicisti Jazz..) e il resto tocca a te.

Noi siam qui e s(t)iam così. Stiamo metabolizzando (devi prendere il tempo, sennò sul palco..) e cercando di capire quando potremo salire su quel palco e suonare il "nostro" strumento..per ora pervade quell'eccitazione mista a paura che si hanno quando si è deciso di salire ma non lo si è ancora fatto. Troveremo strumento e coraggio?
Con che strumento ci vedete? E voi, con quale vi presentereste sul palco?

Bacio, Vi e Die